Ci sono locali che rimangono impressi nella memoria di chi li frequenta per via della luce speciale che emanano. Per questo motivo l’illuminazione ristorante rappresenta un fattore spesso decisivo, non solo dal punto di vista estetico, ma anche per il successo dell’attività.

Andrebbe perciò considerata già durante la fase di progettazione, definendola insieme agli elementi di arredo e alle attrezzature della cucina. Una declinazione generica si rivela insufficiente, in quanto non consente di valorizzare gli elementi di unicità. 

In questo articolo vediamo in che modo dosare luci e ombre, creando un effetto luminoso capace di rimanere impresso nella memoria

La luce: l’elemento che fa emergere la personalità del ristorante

La declinazione dell’illuminazione ristorante non avviene all’interno ma già prima che il cliente varchi la soglia dell’attività. È infatti presente nelle vetrate, nell’insegna e (se presente) nell’area outdoor.

Il percorso illuminotecnico continua nel momento in cui l’utente entra nel ristorante: sarà un aspetto che lo porterà a intraprendere determinati percorsi piuttosto che altri. L’utilizzo di luci dirette si rivela più adatto quando si vuole mandare un messaggio chiaro e forte, ad esempio nei punti come le vetrine espositive, il bancone e la cassa.

Le luci sospese sono invece da preferire per creare un’atmosfera soffusa. Sono indicate per gli ambienti in cui è richiesta maggiore privacy e quegli angoli in cui ci si aspetta un’intimità particolare.

La soluzione ottimale è quella di alternare entrambe così da realizzare un bilanciamento armonico. Qualcosa che in realtà è un’arte, frutto di conoscenza ed esperienza, da modulare a seconda dello specifico stile di arredo. 

Il ristorante si troverà così ad acquisire una nota riconoscibile di luce, riuscendo a esprimere al massimo la sua personalità. In cui le diverse soluzioni studiate si trovano mostrate con la giusta intensità.

Illuminazione ristorante: un progetto multisensoriale

L’illuminazione ristorante dovrebbe funzionare un po’ come una sinestesia, definita dall’Enciclopedia Treccani come un “procedimento retorico, per lo più con effetto metaforico, che consiste nell’associare in un’unica immagine due parole o due segmenti discorsivi riferiti a sfere sensoriali diverse”.

Qualcosa capace di offrire un’esperienza multisensoriale, in cui il gusto incontra la piacevolezza della seduta, a fronte di un’accoglienza calda e gentile: tutti elementi che portano la voglia di ritornare nel locale. Come ottenere un effetto simile? Utilizzando sorgenti luminose tra loro differenti, da posizionare con la padronanza che ha un musicista con lo strumento.

Il punto di partenza è la definizione cromatica generale delle luci del ristorante per entrare nei dettagli attraverso l’abbinamento di lampade da terra, da tavolo e persino di faretti: più complessi da inserire di quanto non possa apparire. 

In questo modo si riuscirà ad alternare perfettamente luci e ombre, con una percezione tridimensionale. Sarà necessario preferire luci calde, alternandole con alcune fredde, così da ottenere un’atmosfera davvero accogliente.

Infine, oltre che in base ai gusti personali e al mood del locale l’illuminazione ristorante dovrà tenere conto del tipo di clientela, delle sue caratteristiche. Se ad esempio gli avventori sono soprattutto coppie sarà importante creare un’atmosfera luminosa intima, mentre nel caso di un target di tipo business risulteranno da preferire luci eleganti e raffinate.

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